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La storia di Santa Umiltà da Faenza nel capolavoro medievale degli Uffizi

31 Ottobre 2023 - 3 Marzo 2024
orario: 10-18
Ingresso con il biglietto del museo

UFFIZI DIFFUSI A FAENZA
Faenza entra a far parte degli Uffizi Diffusi con l’esposizione nella Pinacoteca Comunale del Polittico della Beata Umiltà di Pietro Lorenzetti (circa 1330-1335), capolavoro della pittura gotica.

Santa Umiltà è una figura cara alla città, e proprio in questo anno l’arrivo del Polittico intende porsi come buon augurio e segno di speranza e ripresa per i cittadini.

In questa occasione, i visitatori potranno ammirare per la prima volta i risultati del complesso restauro dell’opera, appena terminato dopo quattro anni.

Pietro Lorenzetti, Polittico della Beata Umiltà

circa 1330-1335
Pietro Lorenzetti dipinse il polittico per la sepoltura di santa Umiltà da Faenza nella chiesa del monastero di San Giovanni Evangelista a Firenze: era stata proprio la monaca faentina a fondarlo, nel 1283, divenendone badessa. Umiltà morì il 22 maggio 1310 e il suo corpo venne sepolto sotto il pavimento della chiesa: quando, l’anno seguente, esso fu rinvenuto miracolosamente intatto, venne spostato in una nuova tomba che divenne subito meta della devozione dei vallombrosani e della popolazione. La vita di Umiltà e i miracoli da lei compiuti confluirono in biografie che intendevano dimostrare la sua santità, in attesa della beatificazione ufficiale, che però giunse solo nel 1720.

Il polittico
Il polittico degli Uffizi, dipinto probabilmente intorno al 1330-1335, contribuì – forse ancor più dei testi scritti – alla diffusione del culto della santa, che è raffigurata in piedi nel pannello al centro. Indossa l’abito delle vallombrosane e ha in testa una pelle di agnello: questo copricapo, forse ispirato dalla tradizione che associava l’agnello alla virtù dell’umiltà, ben presto divenne distintivo della santa vallombrosana, ed anzi il suo attributo distintivo.
Eseguito probabilmente da Pietro Lorenzetti con la collaborazione del fratello Ambrogio, si caratterizza per la chiarezza narrativa e l’attenzione ai particolari tratti dalla vita quotidiana. Il pennello si sofferma sull’apparecchiatura del refettorio delle monache di Santa Perpetua, narra con esattezza la fuga di Umiltà per attraversare il fiume Lamone, descrive minutamente gli attrezzi dei muratori – la cazzuola e il filo a piombo – mentre questi sono intenti a costruire il monastero. Nonostante l’attenzione al dettaglio, non viene mai meno un senso di sobria semplicità: in ogni tavoletta, poche figure abitano architetture e paesaggi essenziali, in una gamma cromatica ristretta fatta soprattutto di rosa, grigi e bruni.

Storia e conservazione
Derivate dal mondo bizantino e strettamente connesse con il culto delle reliquie, le pale agiografiche, che illustrano gli episodi salienti della vita e delle leggende dei santi, si diffusero in Italia a partire dal XIII secolo ed erano in genere costituite da tavole uniche. Nella pala della beata Umiltà, Pietro Lorenzetti rinnovò il modello adattandolo alla struttura più moderna del polittico, composto da pannelli verticali sormontati da cuspidi, racchiusi dalla cornice, oggi perduta, e appoggiati sopra un gradino figurato. La pala d’altare si presenta oggi mancante di due cuspidi, disperse, e di due storie, confluite a Berlino, Staatliche Gemäldegalerie. Del gradino d’altare rimangono invece sette frammenti con le immagini di Cristo in pietà e santi, ridotti a tondi. Lo smembramento e la dispersione degli elementi mancanti avvennero in concomitanza con la soppressione dei conventi di epoca napoleonica e il trasferimento dell’opera nei depositi della Galleria dell’Accademia a Firenze, dove alcuni decenni più tardi, nel 1841, fu ricomposta arbitrariamente dal restauratore Francesco Acciai.  Il restauro odierno ha ripristinato l’originale sequenza narrativa e ha restituito leggibilità a questo splendido capolavoro della pittura gotica.

Pietro Lorenzetti
Nato a Siena nel tardo XIII secolo e formatosi sotto Duccio di Boninsegna e Giotto, Pietro Lorenzetti è uno dei protagonisti della pittura italiana della prima metà del Trecento. Abile sia nella pittura su tavola che nella tecnica dell’affresco, partecipò alla campagna decorativa della Chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi e si cimentò in complesse pale d’altare, fra le quali spiccano quella giovanile per la Pieve di Arezzo, commissionata nel 1320, e la pala con la Natività della Vergine per il Duomo di Siena, del 1342, eseguita pochi anni prima della peste nera del 1348 che causò probabilmente la morte del pittore.

Umiltà da Faenza
Umiltà nacque a Faenza da una famiglia agiata verso il 1226, e il suo vero nome era Rosanese Negusanti. Dopo il matrimonio con Ugolotto Caccianemici, dal quale nacquero figli morti in tenera età, entrò nel monastero cluniacense faentino di Santa Perpetua, convincendo anche il marito a farsi monaco. A Santa Perpetua, Rosanese non esitò a farsi carico dei compiti più meschini, guadagnandosi il soprannome di Umiltà. Ispirata da visioni e desiderando dedicarsi unicamente alla preghiera, abbandonò il monastero di Santa Perpetua, guadò il fiume Lamone senza bagnarsi, e scelse di vivere reclusa nella casa dello zio. Qui Umiltà rivelò le sue capacità taumaturgiche, guarendo la gamba malata di un monaco del vicino monastero di Sant’Apollinare. In seguito fondò un monastero femminile intitolato a Santa Maria Novella, sotto la regola vallombrosana. Spinta da una visione celeste, Umiltà si recò a Firenze per fondare un altro monastero, intitolato a San Giovanni Evangelista, e che divenne ben presto noto come monastero delle Donne di Faenza. Umiltà ne divenne badessa fino alla morte, avvenuta il 22 maggio 1310. Qui dettò alle consorelle i Sermoni, vivido esempio di letteratura mistica medievale. Canonizzata nel 1720, è stata proclamata patrona della città di Faenza nel 1942. Le sue reliquie sono oggi divise fra il monastero di Santa Umiltà a Faenza e il monastero dello Spirito Santo a Bagno a Ripoli, nei dintorni di Firenze.

Il restauro del Polittico della Beata Umiltà di Pietro Lorenzetti 
Il polittico della Beata Umiltà ha subito in passato lo smembramento, numerose manomissioni e restauri; attualmente alle Gallerie degli Uffizi si conservano ventidue elementi separati: una tavola centrale di forma ogivale con la figura di Umiltà, undici tavolette che ne narrano la vita e i miracoli, tre cuspidi provviste di cornici raffiguranti gli Evangelisti Marco, Luca e Giovanni e sette piccoli tondi, ricavati dalla predella, con Cristo in pietà, i dolenti e i santi Bernardo degli Uberti, Paolo, Pietro e Giovanni Gualberto. La cornice e la cuspide con l’evangelista Matteo risultano perduti, mentre due tavolette con i miracoli di Umiltà sono conservate presso la Gemäldegalerie di Berlino. La cuspide centrale mancante è in genere identificata con il Cristo benedicente della collezione Salini, ma non vi sono elementi che comprovino in maniera certa l’appartenenza della tavoletta al polittico.
Il restauro, realizzato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze a seguito di un’ampia campagna di indagini e documentazione, ha previsto il risanamento del supporto ligneo e la pulitura della superficie pittorica finalizzata ad eliminare sporco, vecchi ritocchi alterati e gran parte delle vernici opacizzate. Le operazioni di stuccatura e ritocco pittorico, portate a termine dalla ditta di restauro Stefano Scarpelli, hanno completato l’intervento.
La campagna di indagini, l’osservazione al microscopio e il paziente lavoro dei restauratori hanno permesso di chiarire aspetti importanti per la conoscenza dell’opera, quali la corretta sequenza delle scene, l’esistenza di una cornice coperta da foglia d’argento meccata, l’individuazione dei pigmenti impiegati per i colori. Nel polittico furono utilizzati quelli tradizionali del tempo, con una tavolozza limitata che suggerisce un effetto di voluta povertà,  tuttavia con l’evidenziazione di alcuni dettagli in materiali preziosi, ad esempio il blu di lapislazzuli nelle gemme che ornano le croci nella scena della Traslazione delle reliquie della beata.
Grazie al restauro, si può dunque tornare ad ammirare l’opera di Pietro Lorenzetti che ha ritrovato sfumature cromatiche e nitidezza, oltre che leggere il racconto della vita di Umiltà nell’ordine originario.

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